Come fare focus stacking in foto di paesaggio.

Parte prima: la tecnica.

Riassunto della prima parte del video pubblicato da Youtube sul proprio sito web:

di Mariano Morichini (https://videozappo.com tutorial consigli e tanto altro)

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La tecnica del focus stacking (letteralmente: impilamento [di foto fatte] su piani di messa a fuoco [diversi]) consente di ottenere una profondità di campo quasi senza limite soprattutto per foto di paesaggio.

[A differenza della tecnica basata sull’impostazione dell’iperfocale, questa tecnica consente di avere foto perfettamente nitide in tutte le sue parti sia che i soggetti raffigurati siano lontani, sia che siano vicini; invece la tecnica basata sull’impiego dell’iperfocale permette di avere foto “accettabilmente nitide” da distanze prossime all’obiettivo fino all’infinito.]

Distanza iperfocale a parte concentriamoci sulla tecnica del focus stacking. Usando questa tecnica dobbiamo scattare una serie di immagini in cui il piano di messa a fuoco cambia passando dai primi piani fino agli oggetti più lontani e allo sfondo.

[Nella post-produzione, poi, le porzioni nitide di ogni immagine si uniranno mediante un apposito software che vedremo nella seconda parte di questo tutorial, in modo produrre un ‘immagine completamente nitida].

Questo modo di procedere si scontra con una serie di problemi.

  • Il primo problema deriva dal fatto che tutti gli obiettivi soffrono del cosiddetto focus breaking ovvero del fatto che cambiando il piano di messa a fuoco l’immagine diventa più grande o più piccola a seconda a seconda che il piano di messa a fuoco si avvicini o si allontani (le immagini nitide all’infinito tendono ad essere più piccole). Questo è un problema a cui si pone rimedio in fase di post produzione.
  • Poiché l’ideale per questa tecnica sarebbe di avere immagini perfettamente identiche che differiscono solo per la messa a fuoco diventa ovvio che la macchina fotografica deve essere fissa e che quindi bisogna usare un treppiede. La macchina deve essere dotata anche di scatto remoto o di autoscatto con un ritardo dello scatto di qualche secondo, per evitare di trasmettere vibrazioni attraverso la pressione della mano.
  • La macchina va impostata in esposizione manuale in modo che nessun parametro dell’esposizione cambi tra una foto ed un’altra.

Se si scatta in jpeg (ma è vivamente consigliato di scattare in raw, è consigliabile di mettere in manuale anche il bilanciamento del bianco in modo che nemmeno questo parametro cambi tra un’esposizione ed un’altra.

  • Impostate la sensibilità sul valore di ISO più basso possibile che consente la macchina per avere il minimo rumore possibile e il massimo dettaglio possibile.
  • Impostate il diaframma dell’obiettivo che state usando con l’apertura migliore, cioè che produce meno difetti e distorsioni (generalmente f/5.6 – f/11), minimizzandole.
  • Impostate un tempo adeguato al diaframma e alla sensibilità in uso
  • Cambiate la messa a fuoco con cautela, nel modo più soft possibile

In generale, facendo affidamento sulla profondità di campo di cui state disponendo, 3-4 scatti sono sufficienti, ma nell’incertezza è meglio uno scatto in più, perché se poi manca uno scatta bisogna ricominciare il lavoro dall’inizio

Tutorial trascritto dalla redazione di Photocufi.it sulla base del video di Mariano Morichini

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