RAW vs. JPEG: qual è il migliore formato per scattare le foto

Riassunto del video pubblicato da Youtube sul proprio sito web:

https://www.youtube.com/watch?v=lXA8oCjY1Vo

da Mariano Morichini (https://videozappo.com tutorial consigli e tanto altro)

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Innanzi tutto dobbiamo sapere che la luce dopo aver attraversato l’obiettivo raggiunge il sensore, sopra il quale è posto tra gli altri il filtro di Bayer, ovvero una specie di scacchiera dei cui cui elementi ciascuno grande quanto un pixel il 25% è colorato in rosso, il 25% è colorato in blù e il 50% è colorato in verde.

Così ogni pixel del sensore sarà colpito da una luce che il sensore riconoscerà come rossa o blù o verde. Infatti di suo il sensore è cieco ai colori ed è sensibile solo all’intensità della radiazione luminosa che lo colpisce.

Le informazioni raccolte dal sensore vengono elaborate da un apposito circuito che provvede a campionare, e amplificare il segnale a seconda dell’intensità ISO impostata.

Successivamente il segnale viene elaborato per convertirlo da una dato analogico a un dato digitale (e qui entra in gioco il numero dei bit, cioè quel numero in base al quale viene divisa la scala delle tonalità dal valore 0, buio assoluto, al valore massimo, chiaro assoluto: se come si dice il sensore è a 8 bit, la radiazione luminosa viene ad essere costruita con 256 tonalità, se il sensore è a 14 bit la radiazione luminosa viene ad essere costruita con 16384 tonalità.

A questo punto devono essere ricostruite le informazioni sui colori mediante l’uso del filtro di Bayer, grazie al quale ogni pixel riconosce la luce o come luce verde, o come luce rossa o come luce blu.

Attraverso il processo cosiddetto demosaicizzazione, cioè attraverso un processo di interpolazione dei colori ad ogni pixel viene assegnata una terna di valori dei colori rosso, verde e blu.

A questo punto l’immagine va incontro ad una serie di regolazioni sfruttando i metadati raccolti al momento dello scatto:

I primi due passaggi avvengono sia che si scatti in raw che si scatti in jpeg. Soffermandosi per il momento sul formato jpeg va notato innanzi tutto che se sulla macchina scegliamo di scattare in jpeg questi passaggi avvengono tutti.

Non solo:

Il formato jpeg è un formato di immagine in cui i dati dell’immagine sono compressi con perdita di dati “superflui” senza compromettere la gradevolezza dell’immagine. Il livello di compressione è variabile e può essere scelto dal fotografo: generalmente è meglio usare la compressione minima (fine o large).

Il formato di immagine raw (grezzo) è un formato di immagine che contiene tutte le informazioni acquisite dal sensore senza alcune elaborazione.

L’immagine non è compressa (o è compressa senza perdita di dati), e deve derivare da un campionamento di almeno 10 bit (nelle reflex Nikon è a 14 bit). Pertanto presenta già in partenza una maggiore ricchezza di tonalità.

Nella figura sottostante si può vedere che il file raw viene “licenziato” dalla macchina sen aver subito la fase della demosaicizzazione e delle regolazioni.

Soprattutto a causa della mancanza dell’ultima fase (delle regolazioni) l’immagine raw uscita dalla macchina non è generalmente così gradevole come quella jpeg. E quindi è necessario operare con un software (Lightroom, Capture One, Luminar ecc ) dedicato all’elaborazione di questo tipo di file.

Questo impegno è compensato dal fatto che un’immagine jpeg se presenta errori sostanziali di luminosità, bilanciamento del bianco ecc. non permette che interventi limitati di correzione.

Molte macchine consentono di scattare in entrambi i formati di immagine contemporaneamente e se si vuole avere anche una foto in tempi rapidi, anche a discapito eventuale della correttezza questo può esser un compromesso interessante. D’altra parte le schede di memoria sono andate progressivamente calando di prezzo e una scheda molto capace quindi non è più un’opzione proibitiva.

Consideriamo ora due esempi di foto scattate in entrambe le versioni: quindi di ognuna abbiamo sia la versione raw che quella jpeg,scattate nelle srtesse condizioni.

Poiché entrambe hanno seri problemi (la prima nettamente sovraesposta e la seconda con un bilanciamento del bianco errato) proviamo a modificarle, apportando in ciascuna coppia le stesse identiche variazioni.

Nella prima coppia di foto operando correzioni di esposizione e contrasto in Lightroom sulla foto in formato raw, otteniamo la foto sopra e sulla foto jpeg otteniamo la foto sotto.

 

La differenza tra queste due foto è abissale: le alte luci nelle nuvole sono state recuperate quasi tutte mentre nella seconda foto non sono state praticamente recuperate.

 

 

 

 

 

Prendiamo ora un’altra foto fatta con un bilanciamento del bianco sbagliato e confrontiamone lo scatto in raw a sinistra e quello in jpeg a destra.

Apportando le dovute correzioni in Lightroom alla foto a sinistra si puo vede sulla porzione di muro a sinistra che lo spostamento del cursore Temperatura in Lightroom riporta i colori ad un tono corretto dando anche al cielo una tonalità più vivace.

 

La stessa correzione in Lightroom ci mostra come il muro assuma un colore verdastro, assolutamente irreale.

 

 

Un’analisi ancora più approfondita di queste ultime due foto ci mostra che nella seconda è visibile una grana digitale fastidiosa e molto più accentuata che nella prima: una sua correzione può essere fatta solo introducendo una sfumatura accentuata sui tutta l’immagine.

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